Latte si, latte no

Come leggere le etichette sulle confezioni del latte.
Valori nutrizionali

Il latte è un nutriente, ovvero è un alimento a elevata densità di nutrienti quali proteine, vitamine e minerali con una bassa densità energetica.

Il latte è ricco di calcio e vitamina D (fondamentale per la formazione di ossa e denti), di vitamine del gruppo B, B2 e B12, A, fosforo e contiene tutti gli aminoacidi che servono al nostro organismo per rimanere in buona salute.

In etichetta:

Il latte fresco è preferibile a quello a lunga conservazione: le alte temperature alle quali l’UHT viene sottoposto per “sanitizzarlo” (cioè annientare la carica microbica) possono distruggere gran parte delle vitamine del latte, rendendolo meno completo.

In etichetta la dicitura “latte fresco” indica in realtà latte pastorizzato, ovvero portato a 70-75 gradi per meno di un minuto, per eliminare la flora batterica patogena (quella cioè che può causare problemi alla salute), mantenendo intatta la carica saprofita (quei batteri che non causano danni).

In etichetta è importante verificare il paese di mungitura, ad esempio ITALIA ed il paese di trasformazione/confezionamento, che possono non coincidere.

Salute:

Il tema latte è uno dei più dibattuti in rete: tra chi lo considera un alimento fondamentale al pari delle verdure e della pasta e chi invece, per scelte etiche o salutistiche, non lo beve evidenziando critiche e problemi.

Quali sono i motivi che generano il clima di allarmismo nei confronti del latte?
Da oltre 15 anni sono diffusi in Italia test alternativi per l’individuazione delle intolleranze alimentari. L’intolleranza al latte, come quella nei confronti di lieviti o farinacei, viene molto frequentemente riscontrata attraverso questi test, fino all’85%. Uno dei problemi maggiormente riscontrati sono i “falsi positivi”.

Chi segue una dieta vegana inoltre bandisce il latte dalla propria alimentazione, così come tutte le proteine di origine animale.

Ma quanto latte si può bere ogni giorno?

Forse la sintesi migliore è offerta dalla Harvard School of public health che, a proposito di latte e calcio, specie in relazione agli adulti osserva: “Il calcio è importante. Ma il consumo del latte (da preferirsi scremato) non è l’unica, o anche non è la migliore, via per assumerlo. Difatti non è così chiaro ed evidente alla scienza che si abbia bisogno del quantitativo di calcio generalmente consigliato(calcio di 800/1.100 mg al giorno malgrado l’EFSA) e che i prodotti lattiero caseari siano la migliore via per assumerlo per la maggior parte delle persone.

Il recente report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della FAO sulle evidenze raccolte sul problema osteoporosi, indica che per la maggior parte delle persone sembra non esserci alcuna correlazione tra un aumento dell’introito di calcio e una diminuzione del rischio di fratture ossee. Le raccomandazioni OMS/FAO per l’osteoporosi indicano di mangiare più frutta e verdura piuttosto che affidarsi ai latticini per assicirarsi una buona salute delle ossa. [WHO/FAO2002]

I ricercatori di Harvard che suggeriscono il consumo di una “serving size” di latte al giorno (pari ad una cup da 240 ml).  È importante notare che la porzione di riferimento utilizzata negli Stati Uniti è diversa da quella riportata nelle linee guida italiane per una sana alimentazione, dove una porzione ha un volume pari quasi alla metà (125 ml).

Il latte è ricco di calcio, quale correlazione esiste con la salute delle ossa?

Per quanto riguarda il ruolo del calcio e il rapporto tra latte e salute delle ossa ci sono numerosi articoli che dimostrano un ruolo utile in varie fasce di età, dal bambino all’anziano. A riprova di ciò va detto che l’Autorità per la sicurezza alimentare Europea (Efsa) autorizza i produttori a scrivere sulle etichette la dicitura “Il calcio è necessario per il mantenimento di ossa normali”.
Il calcio è importante ma non è l’unico fattore determinante, perché l’azione nei confronti delle ossa viene ottimizzata quando è presente anche la vitamina D (di cui siamo frequentemente carenti), quando attraverso l’attività fisica stimoliamo le ossa ad irrobustirsi in modo da poter sopportare gli sforzi necessari, e quando vi è una particolare forma di vitamina K, la K2 (menachinoni) prodotta dalla fermentazione delle fibre ad opera del microbioma. La maggior parte delle linee guida è concorde nel consigliare un livello di assunzione per il calcio di 800/1.100 mg al giorno e anche il livello suggerito per gli adulti dall’Efsa è di 1.000 mg al giorno.
In un recente articolo sul ruolo del calcio, la salute delle ossa e l’assunzione di latte pubblicato sul sito dell’Università di Harvard, si suggerisce di variare le fonti attraverso cibi come: frutta secca, verdura, e una porzione di latte al giorno, pari a una tazza da 240 ml [50] (equivalenti circa a due porzioni di latte da 125 come è scritto nelle linee guida “italiane”). Considerato che le attuali Linee guida Italiane suggeriscono il consumo di tre porzioni di latte o yogurt al giorno, si può raggiungere l’obiettivo con una tazza di latte e un vasetto di yogurt. Al contrario aumentare l’assunzione di latte o calcio a livelli maggiori non sembra avere ulteriore utilità sulla mineralizzazione ossea e sul rischio di fratture.

Il consumo di latte aumenta il rischio di ammalarsi di tumore?

Il consumo di latte non aumenta il rischio di ammalarsi di tumore

È un argomento delicato su cui stanno indagando diversi gruppi di ricerca, tuttavia solo grandi centri di ricerca pubblici possono avere le risorse ed una quantità di dati sufficiente per sintetizzare le più recenti evidenze scientifiche. Il consumo di latte è associato a un aumento di alcune tipologie di tumori e a una riduzione di altre tipologie. Sul tema ci sono diversi articoli scientifici e considerarne solo alcuni può creare timori o certezze infondate. L’International Agency for Research on Cancer (IARC) di Lyon da decenni porta avanti studi di epidemiologia nutrizionale, grazie al finanziamento dei governi di molti paesi europei ed è uno dei centri di ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Europa lo IARC possiede la maggior quantità di dati sul tema estrapolati anche attraverso lo studio EPIC condotto su mezzo milione di cittadini e coordinato anche da un grande ricercatore italiano: Elio Riboli. Qualche mese fa è stato pubblicato con la supervisione dello IARC l’European Code Against Cancer 4th Edition [55], un testo che riassume le evidenze in merito al rischio di cancro rispetto all’assunzione di alimenti. In questo Codice Europeo non si accenna all’aumento del rischio tumore legato al consumo di latte o derivati, ed uno degli autori Italiani è Franco Berrino. Non credo che al momento esistano in Europa ricercatori in grado di fare riflessioni sul tema basandosi su una pluralità di interlocutori ed una quantità di dati paragonabili

A tavola:

Mai bollito, mai con il caffè
Siete abituati a bollire il latte prima di consumarlo? Errore: la bollitura non è solo superflua (il latte che acquistate è già sufficientemente sicuro), ma anche dannosa, perché riduce drasticamente il contenuto vitaminico. E se pensate che far bollire il latte serva a renderlo più digeribile, sbagliate due volte: la bollitura fa sì che le sostanze grasse contenute tendano a raggrumarsi e la caseina (la proteina contenuta nel latte) diviene meno assimilabile.

Attenzione anche a cosa lo abbinate. Stemperare nel latte un “goccio di caffè” può essere piacevole, ma non fa bene. La teobromina contenuta nel caffè non consente la scissione delle proteine del latte, rendendole poco “utilizzabili” da parte dell’organismo. Evitate anche di dolcificarlo con lo zucchero, che limita l’assorbimento del calcio. Preferite invece il malto d’orzo che rende più facile il fissaggio nelle ossa di questo prezioso minerale.

a cura di Elisabetta Orsi
qistudio.it​

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *