La Pasta

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LA PASTA E’ LA REGINA DELLA DIETA MEDITERRANEA

In etichetta:

E’ importante verificare sia la provenienza della semola che la sua produzione. Ad esempio: “pasta italiana prodotta con semola italiana da grano italiano”, oltre che il tipo di cereale utilizzato se 100% semola di grano duro, se integrale se parzialmente integrale.

Controllate che abbia un valore proteico alto. Se viene prodotta con metodo di essiccazione lento si evita che le sostanze nutritive vengano danneggiate.

Valori nutrizionali:

E’ la prima fonte di energia dell’organismo, per quasi il 90% è costituita da amidi, per circa il 10% contiene proteine con medio valore biologico, tra cui un aminoacido importante, il triptofano, che stimola la produzione di serotonina, neurotrasmettitore che agisce sull’umore, donando una sensazione di benessere e appagamento.

L’apporto di vitamine idrosolubili è inversamente proporzionale al grado di raffinazione della farina (soprattutto per la Niacina – vit. PP) così come quello di sali minerali (soprattutto per il magnesio – Mg) idem per l’apporto di fibra, che raggiunge livelli soddisfacenti per quella integrale.

A tavola:

Nella dieta mediterranea, il consumo di pasta dovrebbe coprire il 55% del fabbisogno energetico giornaliero. Una porzione di pasta pari a 70 gr. apporta dalle 255 alle 234 calorie, va benissimo con il condimento tipo: cucchiaio di olio extravergine di oliva, sugo a base di pomodoro e basilico, o verdure; si suggerisce di evitare invece gli eccessi di condimento.

«Senza i carboidrati non si può fare una dieta sana – conferma il professor Nicola Sorrentino, specialista in Scienze dell’Alimentazione e docente presso l’Università degli Studi di Pavia – Il 55-60% delle calorie che ingeriamo quotidianamente dovrebbe provenire infatti dai carboidrati. Quelli complessi come l’amido, il costituente principale della pasta, sono i migliori perché hanno un ridotto indice glicemico che si traduce in un più prolungato senso di sazietà, in un peso controllato e in un minor rischio di malattie».

«Ricavare il 60% delle energie di cui si ha bisogno ogni giorno dai carboidrati e quindi consumare con regolarità la pasta – continua il professor Sorrentino – è anche il modo più semplice, e gustoso, per ridurre l’apporto di grassi e di proteine. A tutto vantaggio della linea, ma anche della salute visto che un eccesso di proteine può provocare danni ai reni e altri squilibri che possono favorire l’insorgere di patologie a carico del sistema cardiovascolare».

Se si vuole dimagrire quindi basta ritoccare la dieta mediterranea in termini di quantità e di proporzioni dei nutrienti– spiega Luca Piretta, gastroenterologo, specialista in Scienza della Nutrizione Umana presso il Dipartimento di Scienze Cliniche dell’Università La Sapienza di Roma – In altre parole: la pasta si può mangiare riducendo le dosi e condendola con leggerezza, senza eccedere con i grassi».

Un altro aspetto importante da tenere in considerazione quando si parla di pasta e di linea è il tempo di cottura. Come per tutti i carboidrati, anche per la pasta la cottura eccessiva aumenta l’indice glicemico dell’alimento.

«Al contrario cuocerla al dente ha un basso impatto sulla glicemia post-prandiale» commenta il dottor Piretta: la rete di glutine che una cottura rapida lascia intatta, trattiene infatti al proprio interno l’amido, rendendolo assimilabile in modo più graduale.

Importante naturalmente anche il discorso dei condimenti. «Non ci sono dubbi che “macaroni and cheese”, tipico piatto americano con panna e formaggio fuso, possa favorire il sovrappeso – commenta il professor Gabriele Ricciardi, ordinario di Endocrinologia e malattie del metabolismo all’Università Federico II di Napoli – Diverso invece se la pasta viene utilizzata come vuole la tradizione mediterranea abbinandola alle verdure, ai legumi e al pesce, e condendola con un cucchiaio di olio extravergine di oliva».

In questo caso il gusto è salvo e la linea anche.

a cura di Elisabetta Orsi
qistudio.it​

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